Rifinitura di un Mirtus.

Di: Antonio Gesualdi.

Pubblicato sul n° 50

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La rifinitura, rappresenta il momento culmine sia per un bonsaista sia per la pianta cui  essi si trova a lavorare. Per tanto credo, che il vero tocco artistico, quella finezza, che differenzia un bonsaista da un'altro, e che ci fa dire, alla prima occhiata " si questa l'ha lavorata Tizzio, questa Caio, ecc..." sia proprio la rifinitura.

Con questo intervento l'artista bonsaista lascia il proprio segno, il proprio carattere, il personale modo di vedere ed intendere l' alebero, sul materiale lavorato.

Ed è in questo frangente che subentra l' Arte!

 

In questo articolo, tratterò di un Mirtus, da me raccolto nel 1999, nella macchia nei dintorni della mia città.

La pianta fu raccolta al limitare di una mulattiera, per tanto essa era stata soggetta per anni al calpestio di bestie e Uomini, i quali negli anni hanno aumentato il carattere duro e aspro di questo materiale.

La pianta fu sin dal momento della raccolta da me indirizzata alla lunga via del bonsai, tanto che nel 2003 fu anche presentata in varie mostre locali, in una splendida fioritura, riscuotendo un grande successo di pubblico.

Per tanto è stata lasciata libera di vegetare per circa due anni.

Foto 1; Mirtus (Marzo 2005), ecco le condizioni in cui si presentava il mirto dopo due anni di libera crescita, e dopo lo stress invernale, che ne ha decimato la vegetazione interna, in quanto l'albero non fu protetto dal gelo.

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L'albero fu ripreso nella primavera del 2005, dopo aver attraversato un duro inverno, che ne decimò la vegetazione interna, in oltre esteticamente non mi soddisfava, sia per quanto riguarda la posizione dei rami, sia la collocazione in vaso, che sembrava troppo sbilanciata in dietro.

Foto 2; Particolare della base, Il legno appariva assolutamente bisognoso di un intervento di pulitura e restauro, non che un intervento di miglioramento nella parte a sx dove sembrava essere stato troncato di netto, e dove erano ben visibili segni di taglio con sgorbie. In oltre occorreva eliminate quelle antiestetiche radici volati.

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Urgeva per tanto una pulitura e ripristino delle parti secche, non che la pulizia delle vene vive, e l'eliminazione di alcune radici aeree, che poco si armonizzavano, con l'aspetto globale del tronco, che doveva apparire sofferto, ma nel contempo trasmettere eleganza ed armonia.

Decisamente una forma femminile!

Foto 3; Particolare del contrasto tra secco e vivo.

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Punto importante dell' intervento, era riuscire a fare emergere lo straziante contrasto tra le parti secche, naturalmente screpolate e fessurate, e il crostaceo rossore delle parti vive, che muovevano naturalmente in maniera piuttosto bizzarra.

Foto 4; Si è intervenuti sul moncone a sx della base con l'ausilio di scalpelli per legno, sgrossando la porzione interessata, il resto sarà fatto dall' acqua e dal sole.

Foto 5; ecco come lavora la Natura!

Foto 6; Particolare dello shari al piede, è possibile godere dell'incredibile maturità del secco. Luglio 2005.

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In fatti oltre alla splendida qualità del secco, la pianta presentava un movimento inusuale, e del tutto naturale (nel senso: non creato dal autore), e per questo motivo fu  raccolta, e che sopratutto rappresenta un punto di sicura attrazione. Praticamente il tronco si avvita a spirale lungo il secco.

Sicuramente fenomeno raro ed eccezionale, che cercai  di valorizzare.

Foto 7; Particolare del ramo-tronco naturalmente avvitante lungo il secco, prima della necessaria pulitura.

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L'intervento minuzioso di ripristino del secco durò circa tre ore, che si concluse con lo spennellamento di solfato di calcio, operazione che su essenze mediterranee è superfluo, ma in questo caso una sola applicazione si rese necessaria, per bloccare alcuni attacchi fungini alla base, che minavano la salute del legno, e per eliminate alghe e muschi.

Il resto ovviamente è stato lasciato a gli agenti atmosferici, che completeranno il lavoro in maniera egregia!

Foto 8; Fase finale della pulizia del secco. Spennellamento di liquido jin.

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Terminati gli interventi sul secco, dopo circa una settimana si mise mano al restante lavoro, che comprendeva una modifica dell'angolo di posa in vaso, e una filature della vegetazione secondaria e terziaria, cercando di lavorare su le masse verdi creando dei pieni e dei vuoti, in maniera non simmetrica tra loro, enfatizzando in tal modo il "ritmo" della pianta.

Foto 9; Ogni intervento sulla parte verde non può iniziare se non con una accurata pulitura di parti secche e rametti indesiderati.

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Dopo la pulizia, si da inizio alla filatura, che rappresenta il cuore della azione di rifinitura.

La filatura in questi casi, deve essere eseguita con grande scrupolo, cercando di usare diametri sottili, e sopratutto eseguendo un lavoro pulito e preciso in ogni sua sfumatura.

Si cominciò per tanto a filare i secondari, e i terziari, con diametri dallo 0,6-0,8-1,0-1,5. ovviamente rame!

Foto 10; Particolare della pulizia del primo palco, e conseguente filatura. Notare la disposizione radiale della vegetazione, in cui le nuove cacciate avranno il compito di fare aumentare di volume il palchetto.

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Dopo la filatura, si provvede alla correzione della posizione in vaso, angolando leggermente in avanti e verso sinistra il "piombo" del fronte.

Foto 11; Momento della verifica del "piombo" di fronte.

Foto 12; Sistemazione della base.

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Al termine della precedente operazione,  provvidi a dare gli ultimi ritocchi a i rami, ed alle masse verdi, applicando anche un tirante sul ramo di bilanciamento a sinistra.

 La composizione ora sembra più leggera, e più rivolta verso l'osservatore, aumentando sia l'albericità dell' insieme, sia il senso prospettico.

Ovviamente questo Mirtus, ha ancora molto da migliorare, specialmente in maturità della vegetazione, ma promette bene!

Foto 13; So-Saku Bonsai Award  ottobre 2005.

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Buon bonsai.

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