Erica arborea

Di: Antonio Gesualdi

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Famiglia: Ericaceae

Genere: Erica 

Specie: arborea

"Fiori bianchi o bianco-rosei. Antere con due appendici basali, brevi. Rametti giovani pelosi.

Arbusto eretto, molto ramoso 1-6 m."

   Da: “Guida Botanica  d’Italia (1932)” pag.: 276.

                                            di: Eugenio Baroni.

                                                      Cappelli edit.

                      

Foto 1-2-3; Rametti di Erica arborea, con fiori.

Foto 4; Areale di distribuzione.

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Generalità

L' Erica arborea, è una pianta tipica della macchia mediterranea, essa si presenta come una fruttice (piccolo albero) di dimensioni che raramente superano i 5 metri, con accrescimento molto lento delle parti legnose, ricoperte queste da una sottile scorza di colore scuro quasi nero. E' pianta microfilla, cioè avente foglie molto minute e persistenti quindi è un sempreverde, con fioritura a fine inverno-inizio primavera.

Prospera su terreni silicei a pH acidi e sub acidi, o comunque ricchi di minerali silicei, in particolare piroclastiti ( pomici, lapillo, pozzolana, ecc...), dove associa il suo sottilissimo capillizio radicale a particolari ed uniche endomicorrize, tipiche delle ericaceae, che permettono l'assunzione di alcuni nutrienti da parte delle eriche, altrimenti resi indisponibili ad esse dal pH del suolo in cui vivono.

Pianta con spiccata capacità rizogena e rigenerativa, tanto che è la prima colonizzatrice di pendii interessati da incendi o frane. Molto importante il ruolo nel mantenimento in stabilità dei versanti andici ( suoli vulcanici) soggetti a smottamenti e frane, per cui impiegata in opere di ingegneria naturalistica.

Largamente usata anche nel vivaismo ornamentale, per la sua bella e copiosa fioritura, di cui si sono selezionate nel tempo varietà a fiore rosa e rosso, non che pianta molto utilizzata nella costruzione di bordure e siepi basse.

Trova un particolare uso il cosi detto "ceppo di erica"  utilizzato per la costruzione di pipe di ottima qualità.

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L'erica come bonsai

 

L' applicazione delle tecniche bonsaistiche su questa particolare essenza, richiede una certa perizia e esperienza.

Non è sicuramente tra le speci  più semplici, che il bonsaista possa coltivare, ma sicuramente è tra le più belle e affascinanti, in primis per il bel contrasto di colore, tra la corteccia nera e il verde smagliante della vegetazione, poi per la minutissima foglia-ago, che rende molto in proporzione sulla pianta, e ancora per la splendida fioritura, che è tra le prime della stagione.

Ovviamente da non dimenticare, l'ampia possibilità di creare zone di secco, con shari e jin, e ove già presenti  in materiali yamadori parti di secco naturale, essi assumono un aspetto molto accattivante e ricercato. Ciò dovuto alla grande compattezza del legno di questa specie, che risulta essere resistente a gli attacchi del tempo e degli  agenti atmosferici.

Molti appassionati lamentano il fatto che sia difficile fare attecchire l'erica. Per quanto mi riguarda, non credo esista pianta più semplice nell'attecchimento, facendo attenzione ovviamente a prelevare quanto più capillizio possibile al momento dello scavo, che ricordo deve avvenire sempre previa autorizzazione del proprietario (suoli privati) o degli Enti preposti ( G. forestale, Comunità montana ecc..). Posso affermare di aver avuto il 100% degli attecchimenti, raccogliendo in autunno, dopo diversi giorni di scirocco o tramontana,  cui segue la completa asciugatura del suolo. Questo è il momento migliore di raccolta!

 

 

Molta accortezza merita il post raccolta, che è poi la fase cruciale per un buon attecchimento. Il miglior substrato è la pomice in purezza, di granulometria medio-fine pur che lavata, quindi esente da residui di terra o polvere. Una volta alloggiata la pianta in un contenitore adatto, va posta in penombra, lontano da correnti d'aria, e vaporizzata più volta al giorno sulla chioma, per circa una settimana.

Trascorso questo periodo, scrollando con le dita sotto i rametti, se non cadranno aghi, la pianta è attecchita per L' 80%. In ogni caso, nel giro di 15 giorni sapremo già se la pianta è o meno attecchita.

Quello che riguarda le tecniche di formazione applicate a questa essenza; esse vanno leggermente variate rispetto alla norma, in quanto ci troviamo di fronte a una specie che mal tollera l'applicazione del filo in rame o alluminio per la modellatura della chioma, per cui si consiglia di limitarne l'uso solo in casi di necessità assoluta, e di ricorrere a i meno invasivi tiranti e tensori, per posizionare la ramificazione.

Va da se che utilizzando questi metodi i tempi di formazione si allungano inevitabilmente.

Per quanto riguarda la formazione degli impalchi e della ramificazione terziaria e quaternaria ed oltre (come avviene negli esemplari maturi di questa specie), il lavoro è demandato unicamente alle forbici, che avranno il compito di definire periodicamente le nuove crescite, mantenendo la siluette in "sagoma". Ovviamente forbici preventivamente sterilizzate ed affilate, per evitare virosi e punte nere sui germogli.

Da quanto detto su, si evince che l'erica non è pianta affatto semplice come gestione, infatti molta accortezza va in oltre tenuta nei riguardi della coltivazione, ed in particolare verso la micorriza, indispensabile e insostituibile ausilio per la vita di questa pianta.

Per cui molta attenzione nell'uso di fungicidi sistemici, quindi cercare di  utilizzare solo quelli che agiscono su gli Oomicetes, preservando le preziose micorrize.

Per le concimazioni, non prevede particolari accorgimenti, se non l'utilizzo di concimi organici di ottima qualità, la cui degradazione, favorisce l'acidificazione del substrato, e comunque mai troppo spinta, in modo da non variare troppo gli equilibri biologici all'interno del contenitore bonsai.

Utile è la somministrazione una tantum di acidi umici liquidi, che migliorano la qualità del terriccio utilizzato.

Per quel che concerne l'esposizione, è in pieno sole, tranne in estate quando il sole picchia duro, è meglio riparare con un ombreggiante, in oltre,  essa predilige luoghi umidi, e risente molto della secchezza del clima, in particolare quando spirano venti freddi e secchi invernali, che tendono a disidratare la delicata vegetazione. In questi casi, è salutare nebbulizzare frequentemente la pianta nell'arco della giornata.

Per il substrato, qui si utilizza una miscela di 40% Akadama, 40% pomice, e 20% lapillo nero del Vesuvio, creando un drenaggio di sola pomice a grani grossi, con carbonella, miscela che va variata a seconda dei climi.

Da ricordare la fioritura, che è sempre abbondante, e che è comunque un aggravio in più per la pianta, che va supportata con opportune concimazioni mirate con prodotti contenenti P e K, nei mesi autunnali precedenti, e che tra l'altro blocca la vegetazione portante fiori. E' consigliabile comunque eliminare tutti i fiori dopo la fioritura, per evitare la fatica della fruttificazione.

Per quanto riguarda le patologie, l'erica è molto sensibile a gli attacchi della cocciniglia cotonosa e dell'afide laniggero, che nella fase giovanile, si annidano sotto le sottili striscioline della scorza, per cui di tanto in tanto è utile una ispezione con uno spazzolino ed un getto d'acqua a pressione, utilizzando poi degli olii minerali bagnabili come preventivo e/o curativo. Foto: 6-7

E' capitato che delle eriche improvvisamente igiallissero dei palchi, o delle parti intere di pianta, Foto 8, si è scoperto con l'esperienza, che è dovuto a una clorosi localizzata probabilmente causata da qualche disfunzione nell'assorbimento di uno o più nutrienti ancora non specificati (in questo caso non dimentichiamoci delle micorrize), si è risolto, sottoponendo la pianta a trattamenti localizzati con Ergosti, Siapton e Foliacon, (fitostimolanti e concimi fogliari) a rotazione.

Foto 6; Attacco di cocciniglia cotonosa.

Foto 7; danno causato da una attacco di cocciniglia cotonosa e afide laniggero. In pochi giorni, si assiste all' ingiallimento del palco e alla poi improvvisa cascola degli aghetti, segue morte del ramo-pianta.

Foto 8; Ingiallimento localizzato dovuto a non ben specificata carenza nutrizionale.

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