
Il Fulmine
Testo e foto di: Antonio Gesualdi & S.B.M.
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Il Juniperus phoenicea oggetto di questo articolo, fu da me raccolto nella primavera del 2003, in prossimità di una cava abbandonata da decenni, zona ove sono stati raccolti negli anni diversi materiali di notevole pregio.La raccolta non si dimostrò affatto semplice, in quanto la pianta era incastrata tra delle rocce le quali furono spaccate e smontate, per permetterne la raccolta.E’ consuetudine per aumentare le percentuali di attecchimento, cercare di eliminare molta vegetazione al momento della raccolta, lavorando poi in futuro sulle nuove cacciate, sicuramente più veloci e reattive a i fini della formazione di una chioma organica e precisa.
Nelle foto 1,2,3,4, si può apprezzare il ginepro a distanza di due anni dalla raccolta (febbraio 2005), nel momento della prima selezione delle vene e dell’abbozzo del secco mediante la tecnica a strappo “Si-Diao”, in maniera da conferire a i tanti shari un aspetto sicuramente più naturale ed accattivante, enfatizzando il sentimento di drammatico dinamismo che suscita questo importante materiale.
Foto 1
Foto 2
Foto 3
Foto 4
Dopo questo primo abbozzo delle parti secche, è seguita una selezione della vegetazione utile al futuro disegno della chioma, seguita poi dal riposo della pianta per consentire una buona maturazione del secco e della vegetazione rimanente, preparando in tal modo l’albero a i futuri steep di filatura e modellatura della chioma (foto 5)
Foto 5
Sicuramente ora si sono messi in evidenza i due fasci linfatici che alimentano due diverse porzioni di chioma. Sul fronte si snoda la vena che alimenta il primo ramo, mentre sul retro lo shari è percorso da una grossa vena che alimenta i restanti 2/3 della chioma superiore.Ed è proprio nella zona anteriore che si snoda una spettacolare contorsione del secco, che rappresenta il punto focale dell’intera composizione.
Nel Maggio 2006 durante il XII Trofeo Arbores il ginepro ha subito una prima impostazione della chioma, reagendo in maniera spettacolare alla posa del filo e alle tecniche di modellatura (foto 6) infatti è proprio la tarda primavera il periodo ottimale per attuare modellature e rifiniture delle chiome su i phonicea in assoluta sicurezza.
Foto 6
Nella estate dello stesso anno, approfittando della stasi vegetativa, si è provveduto anche al cambio di vaso, in un contenitore in grès, che comunque non rappresenta il vaso definitivo.Nella primavera 2007 l’albero è stato ripreso per correggere alcune parti del secco, intervenendo in più punti con una fresa elettrica ad alta velocità montante delle punte Inglesi, al fine di creare delle zone di “vuoti e pieni”, ed anche manualmente per rendere meno monotoni e pesanti gli ampi shari (foto 7,8,9,10,11) rifinendo il tutto con una leggera sfiammata e spazzolata.
Foto 7
Foto 8
Foto 9
Foto 10
foto 11
E’ interessante notare come in esemplari oggettivamente molto vecchi come questo materiale, col tempo le venature del legno acquistino una andamento elicoidale, conferendo a shari e jin un carattere sicuramente unico e difficilmente ripetibile dalla tecnica bonsaistica.
Nel caso di questo fenicio, esso presentava solo poche e limitate zone di secco preesistente e naturale già maturo, mentre per la quasi totalità esso è stato modellato dalla mano del bonsaista, che si è limitato a seguire il naturale andamento delle venature, applicando la tecnica in maniera mirata e ponderata all’ intervento in oggetto ( foto 12,13,14,15,16).
Foto 12
Foto 13
Foto 14
Foto 15
Foto 16
Un espediente molto interessante per accelerare la maturazione del legno, è quello di vaporizzare un leggero velo liquido sulle zone secche, nelle ore più calde e soleggiate delle giornate estive, in questo modo si favorisce uno shok termico alle fibre legnose, che dilatandosi e contraendosi sotto la spinta della idratazione e disidratazione, si facilita la produzione di scanalature e microfessurazioni sulla superficie del secco, accelerando il naturale processo di maturazione e di formazione della patina sulla crosta lignea.
Dopo l’ulteriore rifinitura del secco e delle vene vive, nell’ aprile 2007 è giunto il momento della prima rifinitura della vegetazione, che porterà alla maturazione e definizione della chioma, che deve ancora per il momento andare ad equilibrare visivamente il peso visivo delle parti secche ancora preponderanti (foto 17).
Foto 17
Nelle fasi subito precedenti alla filatura del fenicio, è di fondamentale importanza attuare una corretta e sistematica monda degli aghi vecchi presenti alle intersezioni dei rametti, in modo da favorire al meglio la creazione dei ciuffetti, e di rendere più agevole e precisa la posa del filo di rame (foto 18,19), cosa che favorirà una reazione vegetativa “violenta” che aumenterà l’infittimento dei palchetti nel giro di pochi mesi, e l’accorciamento delle squame, in quanto si andrà a stimolare solo la vegetazione giovane, che è quella più reattiva in questa specie in virtù delle abbondanti quantità di sostanze auxiniche che producono i nuovi getti.
Foto 18
Foto 19
Molto ha ancora da guadagnare questa pianta in termini di maturità degli impalchi e di infittimento della vegetazione, ma con un corretto training e una giusta coltivazione, dalla prossima stagione vegetativa credo riuscirà ad arrivare al top della forma, coronando lo sforzo con un vaso di Tokoname.
Sicuramente con questa rifinitura si è riuscito a tirar fuori il carattere del materiale, che in effetti è notevole per un phoenicea raccolto sul territorio Nazionale (foto 20,21,22,23).
Foto 20
Foto 21
Foto 22
Foto 23
L’ultima rifinitura alla chioma risale al 02/05/07 (foto 17), mentre la foto 24 si riferisce al 28/08/07, dove è impressionate notare il raddoppio ed oltre della densità della chioma in solo quattro mesi. Risultato ottenuto grazie alla perfetta conoscenza dell’essenza e dei periodi in cui intervenire per massimizzare il risultato, ovviamente il clima è una variabile importante da tenere presente nella applicazione delle tecniche su citate.
Per tanto, è proprio grazie ormai alla conoscenza approfondita delle tecniche e delle esigenze delle varie essenze, che permettono la creazione di questi futuri capolavori del bonsaismo Italiano.
Buon bonsai!
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