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Tecniche di Coltivazione

 

Con questa dicitura si intendono tutte quelle tecniche di normale e straordinaria manutenzione, non che la descrizione delle attrezzature, e dei substrati, loro scelta e uso.

 

Attrezzature

Le attrezzature solitamente in uso nell’arte bonsai, si differenziano in attrezzi convenzionali, tradizionali, quali tronchesi a taglio concavo, biconcave, e forbici e forbicine di vario genere ed uso.

 

 

 Il substrato di coltivazione

 

Il substrato è di fondamentale importanza nella coltivazione e mantenimento di una collezione bonsai, infatti è in esso che la pianta trova tutte le sostanze minerali necessarie alla propria sopravvivenza, per cui credo sia superfluo sottolineare l’importanza che riveste la scelta di un substrato idoneo alle nostre esigenze e possibilità, per cui ecco un elenco utile a ciò:

 

Substrati Giapponesi

Akadama:

 Trattasi di una argilla di origine vulcanica, che presenta una forte aggregazione, tanto da farla presentare sotto forma di grumi, di colore rosso per la elevata presenza di ossidi di ferro, caratteristica cui gli è valso il nome di “AKADAMA” cioè terra rossa. Questo terriccio, rappresenta il non plus ultra dei terricci, in quanto presenta un elevata capacità di scambio cationico, ed una grande porosità, ma ha lo svantaggio di avere un prezzo piuttosto elevato, e se non ben utilizzata può causare asfissia radicale, e in estate nel sud Italia è soggetta ad un veloce e pericoloso essiccamento.

 

Kanuma:

Letteralmente “terra gialla”, simile per caratteristiche fisiche alla precedente, tranne per il colore giallo, chimicamente presenta una acidità intorno al 3.00, la quale la rende adatta per la coltivazione di azalee e rododendri, cioè per tutte quelle specie acidofile.

 

Substrati "comuni"

Argille:

Tutte le argille presenti nelle nostre zone non si trovano sotto forma di aggregati stabili, per cui poco si adattano queste ultime alla coltivazione bonsai.

 

Torbe:

Ne esistono di vari tipi in natura, esse sono il risultato di accumuli secolari di muschi in zone paludose, ove i processi di mineralizzazione delle sostanze organiche, sono pressoché assenti.

In commercio si trova più frequentemente la torba bionda, che presenta un pH più accettabile (intorno al 4%). Essa viene utilizzata nella preparazione di miscele, con pomice o sabbia, è da sconsigliare un uso massiccio di tale substrato, in quanto se saturo di acqua ha tempi lunghi di essiccazione, causando pericolose asfissie alle piante, e una volta asciutta, è impermeabile all’acqua.

 

Sabbie:

 E’ previsto un loro utilizzo, esclusivamente nella composizione di terricci, associate con pomice, torba, e akadama.E’ umn materiale completamente inerte, e può avere varie granulometrie e provenienze: cava, fiume ( le migliori), mare , ma quest’ultime risultano inutilizzabili per la presenza di sali.

 

Piroclastiti:

 Si indicano con questa dicitura tutti i materiali di origine vulcanica, per cui anche l’ akadama può essere annoverata tra questi.

Le piroclastiti più importanti e utilizzate sono: pomici Vesuviane, lapillo nero, zeoliti, pomici Etnee.

Ad eccezione delle zeoliti, le altre presentano più o meno le stesse caratteristiche, in assoluto  sono il materiale più utilizzato in Italia, esse sono derivare dal raffreddamento delle schiume di lava al momento delle eruzioni, hanno diversa composizione chimica a seconda della zone di provenienza, ma in definitiva appartengono tutte ai silicati.

Le pomici hanno una grandissima porosità, ed una elevata consistenza meccanica, che non ne permette il disfacimento, ed il loro pH è sub-alcalino.

La coltivazione in pomice, consente di avere in poco tempo un apparato radicale forte a vigoroso, caratteristica importante per il recupero di piante raccolte in natura.

Nelle nostre zone si utilizza tal quale, meglio se sporca di terra d’origine, e non miscelata per la coltivazione dei bonsai. Per me è il miglior subsrato, se debitamente setacciato!!!

 

 

 

Sostanze di origine organica:

Sono tutte sostanze che possono essere aggiunte al substrato per migliorarne la composizione, come : Torba (ne abbiamo già parlato), umus, aghi di pino, corteccia di pino, sfagno, compost, terra d’erica, foglie di faggio.

Tranne che per lo sfagno che è utilizzato per gli innesti, le margotte, e per proteggere il piede, gli altri hanno scarsa utilizzazione in una coltivazione razionale, in altri testi sono menzionate, ma la mia esperienza ne sconsiglia il loro uso.

 

Conclusioni

Da quanto detto sopra si evince che i migliori risultati si ottengono con l’ utilizzo di AKADAMA, in purezza o miscelata a sabbia e\o pomice, o con l’ utilizzo di POMOCE in purezza, o miscelata con akadama.

A ciò si deve aggiungere il discorso della granulometria, in quanto tutti questi materiali vanno setacciati al giusto diametro, ed anzi per l’akadama si deve compiere un lavoro di setacciatura volto alla eliminazione delle polveri sottili createsi nella confezione. I setacci necessari sono di due misure: con maglie di 2mm, e di 5mm.

Per cui va da sé che i terricci e quest’ultima operazione vanno fatte a terreno ben asciutto.

 

Sopra è ben rappresentato l’ effetto della porosità sull’attività radicale, in oltre è importante tenere a mente che per bonsai maturi è meglio l’ utilizzo di una grana più sottile, in quanto incentiva l’emissione di una vegetazione minuta e delicata, il contrario è per piante giovani e vigorose che hanno necessità di infittire i palchi.

 

 

Il  rinvaso

 

Questa rappresenta una operazione  principe nella tecnica bonsaistica. Con il rinvaso si va a letteralmente ringiovanire quello che è l’ apparato radicale del bonsai, esso si rende necessario quando la pianta ha saturato  tutto lo spazio disponibile del vaso, e quindi necessita di nuova terra per la sua sopravvivenza.

Ma si può attuare un rinvaso di soccorso a piante affette de marciumi o fisiopatie varie.

 

 

 

Interventi alla chioma

La potatura:

Qualsiasi albero è costituito da una ramificazione primaria, seguito da una secondaria, terziaria e cosi via, per cui le potature sono tutte volte a intensificare questa struttura,in modo da rendere la pianta ben ramificata e compatta.

Bisogna dire che comunque tutti gli interventi cesorei vanno praticati assicurandosi che la pianta sia nelle migliori condizioni di salute, in modo tale da superare con successo l’intervento.

In fine possiamo distinguere questa operazione in due distinte fasi: potatura secca, e potatura verde.

La prima va fatta esclusivamente in inverno, e cioè quando la pianta è in riposo vegetativo, in modo da evitare spiacevoli ritiri di linfa, o colate eccessive di resina dai tagli praticati su conifere, ed in questa occasione potremo asportare anche rami di una certa entità, cambiando struttura alla pianta se necessario, con pochi rischi.

La potatura verde diversamente, è rivolta alla intensificazione dei palchi ed al mantenimento della siluet della pianta, infatti essa viene praticata con periodicità durante il periodo vegetativo, tagliando tutte le cacciate indesiderate, riducendo in tal modo la vegetazione.

Va da se intuire comunque che ogni specie ha le sue esigenze, e ancor di più nel suo microclima, per cui risulta difficile dare delle nozioni generali valide per tutte, ma le figure possono aiutare.

 

La defogliazione:

Questa è una pratica che si applica esclusivamente su latifoglie, e consiste nell’asportare nel pieno del periodo vegetativi, e quando la pianta è forte, tutte o parte delle foglie presenti su dimessa, in tal modo la pianta ricaccerà  grazie alle sue riserve nuove foglie di dimensioni più piccole, ma in maggior numero.

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