Ginepro Fenicio

 

Di: Antonio Gesualdi.

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Famiglia: Cupressaceae.

Genere:    Juniperus

Specie:     phoenicia.

 

“ Bacche mature rosso-scure, nitide o raramente opache, 6-14mm diam. A polpa con fibre legnose.

Foglie piccole squamiformi ordinariamente verticillate a 3 e disposte  quindi in 6 file.

Semi con grosse borse ripiene di olio essenziale. Arbusto ad albereto alto sino a 4-8m eretto; rami cilindrici.

Boschi e macchie: Istria, Pen. Dalla Liguria, e Gargano in giù ed isole.- Marz, Apr.

Volgarmente: Cedro Licio, Cedro fenicio.”

                                                                                 Da: “Guida Botanica  d’Italia (1932)” pag.: 398.

                                                                                          di: Eugenio Baroni.

                                                                                           Cappelli edit.

 

Foto 1; Rametto in evidenza.

 

Foto 2; Tipica vegetazione con  pseudobacche.

                                                                                                                                          

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                         Generalità                                                                                   

Il Cedro Licio, o anche detto nel modo più conosciuto: Ginepro Fenicio, rappresenta una delle specie botaniche tra le più caratteristiche degli areali litorali, caratterizzati dalla tipica macchia Mediterranea.

 Specie di grande importanza naturalistica, in quanto è da considerarsi come essenza “pioniera” di costoni, frane, falesie, e qualsiasi zona rocciosa ove altre specie meno rustiche non riescono a prendere piede, non disdegnando spiagge e dune sabbiose, fungendo per tanto da “apripista” a specie di importanza economica e forestale di maggior pregio (Leccio).

Purtroppo ve da segnalare il fatto che con l’aumentato degrado delle coste e dei litorali, questa specie, sta subendo un avanzato stato di regressione quali-quantitativa , in quanto è sempre più difficile per quest’ essenza la colonizzazione di nuovi areali. In fatti è diventato raro vedere esemplari in natura, a portamento eretto, caratteristica tipica di quest’essenza, nell’età avanzata. Ancora, non essendo un’pianta appetita dalle greggi, purtroppo, viene bistrattata e letteralmente distrutta da pastori e mandriani, poco sensibile a gli aspetti ecologici che comporta la sua presenza all’interno della Macchia.

Tra le tipicità si annoverano:  il forte odore spezziato che emana la sua vegetazione, non che il buon sapore delle pseudobacche, che sono utilizzate per aromatizzare le carni, o per farne liquori (gineprino). Ancora presenta un legno poco resinoso, ma durissimo, e molto resistente a gli agenti climatici, e all’umidità, non che al trascorrere del tempo.

 

 Foto 3; Areale tipico di crescita (Costa d' Amalfi).

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Il Fenicio come Bonsai.

Il Ginepro Fenicio, tranne per qualche eccelso esempio, rappresenta ad oggi una delle specie meno rappresentate in mostre e concorsi sul territorio Nazionale. E’ molto raro che in un concorso bonsaistico, anche di carattere ampio, siano presenti contemporaneamente più esemplari di questa  magnifica essenza. Quale è il motivo?

La risposta non è semplice ma  va considerata su vari aspetti!

 In primis, come già detto trattasi di un essenza reperibile solo da materiali raccolti in Natura, ove ne sia lecita la cosa (proprietà private), in quanto è specie, giustamente, fortemente protetta e tutelata, per tanto i tempi di formazione di un buon esemplare, si allungano e di parecchio.

Quindi come dicevo, un aspetto è legato al numero esiguo di esemplari disponibili. Altro aspetto è la difficoltà che presenta una volta raccolto un buon materiale nell’attecchimento. Questo è un punto  importantissimo da mettere in conto.

L'esperienza maturata con questa essenza,  mi induce a considerare che essa presenta degli spiccati “endemismi”, a seconda degli areali di crescita. Cioè in parole povere:  esistono delle variazioni poco percepibili ad un inesperto,delle caratteristiche di questa specie, al variare delle zone di crescita: dal suolo, dalla quota, e addirittura, dal esposizione (nord,sud,ecc..) del versante in cui si è prelevato il materiale.

Per tanto è difficile indicare con esattezza un periodo ideale per la raccolta. Ma l' empirismo mi spinge ad indicare un ranch che va dalla prima decade di Marzo, sino a l’ultima decade di aprile, dove si possono avere (attuando giusti sistemi pre e post raccolta) percentuali d’attecchimento superiori al 90%. Per queste caratteristiche,  è da sconsigliarne la raccolta, a coloro che non abbiano un minimo di esperienza alle spalle.

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Foto 4; Esemplare di J. phoenicia

Collezione: Angelo Santoriello.

 

Tornando alla domanda iniziale, c’è da considerare gli aspetti della coltivazione.

Alcuni sostengono che sia specie semplice da coltivare.

Vi assicuro che non è così!

O almeno non lo è se non si colgono alcune sfaccettature, che solo l’esperienza ed il contatto quotidiano con questa meravigliosa essenza possono donare.

Infatti è specie molto sensibile alle basse temperature, ed in particolare alle gelate, cui si adatta molto mal volentieri. La mia collezione è a quota 400m slm, è già si possono avvertire problemi dovuti a bruciature da gelo, quindi va da se che è poco adatta a coloro che coltivano bonsai in zone interne o con clima alpino. E’ pianta resistentissima a gli attacchi patogeni, fungini e insetti, unici inconvenienti sono rappresentati da gli scolitidi (micro coleotteri)che attaccano piante in stress o appena raccolte.

Per tanto è consigliabile prima di immettere in una collezione piante provenienti da luoghi dubbi, mantenerle in una quarantena, utilizzando prodotti sistemici, per il controllo di questi parassiti.

Il fenicio è  essenza che si adatta ottimamente alla coltivazione in contenitore bonsai, e risponde in maniera eccelsa  alle concimazioni, e a qualsiasi intervento di carattere estetico, per tanto rimando alla coltivazione consueta del ginepro Cinese, per gli aspetti riguardanti la formazione. Unico consiglio che mi preme dare, che forse è poco noto, è legato all’aspetto del “odore”. Ebbene si! L’odore tipico del Ginepro Fenicio, (cannella e vainiglia), è dovuto alla sovrabbondante produzione di olii essenziali, che sono prodotti solo quando la pianta è in pieno vigore, e nell’optimum di coltivazione.

Solo ed unicamente quando avvertiremo questo profumo che è possibile attuare tecniche di filatura e di travaso, o di rifinitura di parti secche, altrimenti avremo un decadimento generale dell’ esemplare, che lo porterà alla morte. Ecco spiegato perché alcuni esemplari apparentemente sani e forti, sono andati persi! Purtroppo a differenza del suo cugino Cinese, a cui si fa sempre riferimento, il Fenicio risulta avere tempi molto più lunghi di ripresa tra un intervento e l’altro, accentuati ovviamente dalla anzianità del soggetto e dall’entità dell’ intervento. Altro aspetto da prendere in considerazione, per una corretta coltivazione e senza spiacevoli sorprese, è il trapianto.

 Foto 5; Interessante Yamadori, a poche settimane dalla raccolta.

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Letteralmente croce o bestia nera, per coloro che coltivano o che hanno esperienza con questa essenza!

È buona norma, che i materiali raccolti, vengano lavorati almeno dopo 2 anni, e che tutto l’iter formativo o almeno i 2/3di esso, si compiano nel vaso di coltivazione, e che il travaso in contenitore bonsai, avvenga assolutamente dopo un anno di riposo assoluto (solo pinzatura), e che comunque nel frattempo, si sia provveduto ove possibile con un bastoncino di tanto in tanto, a “stuzzicare” l’ interno del pane radicale, asportando quando è possibile la terra originaria. In questo modo si arriverà al momento del travaso in contenitore definitivo, con un apparato radicale già parzialmente risanato, e attuando l’operazione in marzo inoltrato sarà possibile lavare la zolla senza rischi eccessivi!

Unica accortenza al momento della posa in vaso, è quella di non tagliare radici fini lunghe, che abbiano le estremità attive, in quanto il ginepro ha scarse capacità rizzogene, quindi  bisogna preservare quanti più capillari attivi possibile. È consigliabile in post trapianto l’utilizzo di fungicidi sistemici, collocando il tutto in posizione poco soleggiata per almeno 15 giorni.

Dopo il rinvaso, il fenicio ha bisogno di un tempo di ripresa molto lungo, per il primo anno sembrerà che voglia abbandonarci, germogliando poco e a stento, in quest’anno si dovrà quasi fare a meno di utilizzare concimi, per non stressare ancor più l’apparato radicale; nella seconda stagione vegetativa post trapianto avremo il risveglio del fenicio, e qui dovremo limitarci alla sola concimazione e regolare annaffiatura, rimandando i lavori di rifinitura per l’autunno. Il substrato ideale per una buona coltivazione è costituito da 2/3 di pomice media, e il rimanente di akadama, con un drenaggio di sola pomice grossa, aggiungendo per la rifinitura della superficie, qualche manciata di zeolite. Da tenere presente è che il Fenicio poco tollera suoli acidi, ma predilige suoli subalcalini.

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 Foto 7- 8- 9; Fasi salienti della pulizia di un Araki, in particolare: pulizia sommaria del secco, e disegno delle future vene vive.

(Ai-Ki-En) aprile 2005.

             

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Da quanto illustrato, si può dedurre che il Fenicio non è essenza semplicissima, ma credo che poi alla fine sia solo una questione di esperienza, in quanto come già detto, capiti alcuni meccanismi, il tutto diviene semplice.

Resta il fatto che il Ginepro Fenicio, è una delle essenze più interessanti e appetibili da bonsaisti di tutto il Mondo, ammirata e stimata anche da i maestri Nipponici, che sono affascinati dalla finezza della vegetazione, e dalle meravigliose venature del legno.

 

            Buon Bonsai!

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